mercoledì 11 luglio 2007

racconti di strada #2

Era di primo pomeriggio, quando dall’ospedale di Castrovillari, la dott.ssa Antonelli chiama, preoccupata, i responsabili di Casa Betania; una giovane donna aveva deciso di abbandonare suo figlio e lasciarlo, lì in ospedale, lasciarlo a chi secondo lei, poteva garantirgli un futuro migliore. Da Casa Betania si corre in ospedale, la madre si rifiutava anche solo di vederlo quel bambino, era la paura che si prova di fronte a quello smisurato amore che, naturalmente, ogni madre prova per il proprio figlio, quando hai ormai deciso di abbandonarlo. Chiusi in quella stanza d’ospedale si è parlato tanto con la giovane madre, che era solo spaventata, perché abbandonata, ed alla fine si è riusciti a portare il bimbo nella stanza e farlo attaccare al seno di sua madre, per la prima volta, e poi per sempre, perché da quel seno non si è mai più staccato. Dopo tre giorni, tutti e tre, il bimbo con la sua mamma ed una volontaria sono tornati insieme a Casa Betania, lì c’era un posto dove quella giovane madre poteva affrontare, insieme ad altre donne le prime difficoltà, le stesse difficoltà, che in quella stanza d’ospedale, quando aveva deciso di abbandonare il suo piccolo, sembravano insormontabili. Oggi, questa giovane donna ha lasciato Casa Betania, ha trovato un buon lavoro ed il suo piccolo cresce, insieme a lei, meravigliosamente. Questa è solo una delle tante storie difficili che si vivono e si affrontano, ogni giorno a Casa Betania, nel tentativo di dare delle risposte concrete a dei bisogni concreti, che non sono poi tanto lontani da noi. Questo è l’obiettivo che ha spinto, un gruppo di persone il 2 maggio del 2002 a creare Casa Betania; è stata la volontà di ricreare, a distanza di tempo, quella stessa amicizia ed accoglienza che, a Betania, un villaggio della Giudea, Lazzaro, Marta e Maria offrirono a Gesù. Oggi la struttura di Casa Betania, a Castrovillari, è composta da un centro di prima accoglienza, dove le giovani donne possono fermarsi, fino a sei mesi, quando vi sono esigenze temporanee ed un centro, propriamente, di accoglienza, dove è possibile fermarsi sino a due anni ma anche oltre, se le reali esigenze lo richiedono; in più, v’è una sala pranzo che può ospitare sino a dodici persone, dove chi non ha la possibilità o fisica o economica di prepararsi un pranzo, lì la può avere. A chi è rivolto l’aiuto di Casa Betania? A chi esce dal carcere in inverno, ed essendovi entrato d’estate non ha neanche una maglia per coprirsi o peggio, non ha nessuno che gliela porti; a chi vuole uscire dal tunnel della prostituzione e vuole avere una vita nuova da donna pulita; o chi in quel tunnel non vuole proprio entrarci, ma è troppo piccola e spaventata per poterlo evitare da sola; alle madri a cui i figli vengono strappati e dati in affidamento, per darle la forza di ricominciare una vita più sana con un nuovo lavoro, così da poter andare a riprendere i propri figli; a chi, poiché ha raggiunto i diciotto anni non può essere più ospitata dalle suore, e si ritrova, ancora molto giovane in mezzo ad una strada; a chi spinta ad abortire da altri, non vuole farlo; a chi decide di abbandonare il proprio figlio, per paura di non riuscire a crescerlo, ma poi basta qualche parola giusta e la garanzia di un aiuto concreto, per farlo attaccare al proprio seno e non lasciarlo mai più. Il contatto che Casa Betania ha con i bimbi e le loro mamme è costante; ciò ha spinto, lo stesso Tribunale per i Minorenni, ad affidarle dei ragazzi con precedenti difficili, perché possano essere seguiti da Casa Betania insieme a dei volontari dell’APS (Associazione Promozione Sociale). Provare ad elencare tutti i casi in cui realmente opera Casa Betania , è difficile, perché sono così tanti e svariati; ed ogni giorno il presidente di questo Centro di Accoglienza Don Carmine Scaravaglione, la vice-presidente Mirella Stabile e tutti gli altri operatori, operano nella continua difficoltà di affrontarle e non solo da un punto di vista umano ma anche, e soprattutto, economico. Casa Betania usufruisce, solo dal 2005, di un contributo del Comune di Castrovillari pari a € 5.000,00 annui; però, se si considera che solo il fitto delle varie strutture comporta una spesa mensile di € 700,00, ciò fa agevolmente comprendere, che se aggiungi a questa, i costi per la spesa, per le bollette di strutture tanto grandi e quant’altro è necessario al vivere quotidiano, questi soldi finanziati sono davvero irrisori. D'altronde la mancanza di alcune convenzioni con enti pubblici è una libera scelta dell'associazione, la quale ritiene che sia necessario, nell'ambito in cui opera, potersi rivolgere a chiunque chieda aiuto, senza dover essere vincolata, in alcun modo, ad ambiti settorialmente ristretti quali quelli tipici delle convenzioni. All'aiuto pubblico, fortunatamente, si aggiungono i contributi dei singoli soci, le offerte in denaro o in beni dei privati e delle altre associazioni, gli aiuti gratuiti dei medici; tutto questo dà la reale possibilità, ogni fine mese, a Casa Betania, di continuare a vivere. Obiettivo di Casa Betania non è quello di dare mera ospitalità, ma di spingere queste donne a riavere un lavoro, i propri figli, una vita. Ecco, perché, Casa Betania opera in rete, però con il precipuo intento di ampliarla; in ospedale esiste una associazione “Movimento per la vita” che aiuta le giovani donne a non abortire, dopo interviene Casa Betania che aiuta queste mamme durante lo stato di gravidanza, fino ad un anno di età del bambino. Ma, spingere queste madri a ricominciare, significa anche fornire i mezzi per farlo, ecco perché si vorrebbe creare un centro di accoglienza diurno per bimbi, gestito da un gruppo di volontari, per dare la possibilità alle madri di andare a lavorare; ciò in quanto, i nidi messi a disposizione dal Comune chiudono, ogni giorno, alle quattordici e restano chiusi l’intero periodo estivo. Questa è oggi una delle più grandi difficoltà di una delle ragazze di Casa Betania, non sa a chi lasciare sua figlia, quando lei deve andare a lavorare, non può pagare un asilo privato, non ha un compagno di vita, è sola. Certo, un tempo aveva un compagno, la insultava, la picchiava, era una vita terribile, ma resisteva, fino a quando non ha saputo di essere incinta, il suo compagno (certo termine troppo nobile) non voleva questo bambino, ed i maltrattamenti ne mettevano, continuamente, a rischio la vita, voleva andare via ma non sapeva dove andare, ma soprattutto cosa fare. Al terzo mese di gravidanza, ha avuto la forza di andare via, quando ha saputo che esisteva un centro di accoglienza per giovani madri, chiamato “Casa Betania” che l’avrebbe ospitata, ma soprattutto le avrebbe dato aiuto, perché quando vivi certe realtà, talmente brutte, non hai bisogno solo di un letto. Questo lo sanno bene gli operatori di Casa Betania, e ciò è tanto vero, che quando la piccola è nata, in piena salute, le è stato dato il nome di una volontaria, insegno di riconoscenza. La piccola, ma grande realtà di Casa Betania si trova a Castrovillari, in via Nicola De Cardona n°22; essa deve continuare ad esistere, ecco perché chiediamo un aiuto a tutti voi, con un contributo in beni (anche immobili), economico, o anche tramite la donazione in dichiarazione dei redditi del 5 per mille (CF 94008150784), oppure con la vostra disponibilità per un’azione di volontariato al fine di poter creare un centro di accoglienza diurno per bimbi; insomma, nel modo che riterrete più opportuno e contattando, eventualmente, i numeri telefonici 0981/22855 o 348/8992210.
Erica Sassone

1 commento:

Simona ha detto...

La vostra grandezza sta nella grande capacità che avete di farci vedere spaccati diversi di questa nostra città. Vi apprezzo molto per questo, e vi ringrazio tanto per questo meraviglioso viaggio che mi state facendo fare.