mercoledì 11 luglio 2007

luoghi di confine #1

Periferia di confine.
Questi sono luoghi dentro la città ma al tempo stesso fuori dalla città. Luoghi diaframmati dalla normalità del vivere civile. Luoghi di confine la cui anima è stata inghiottita dalle dimenticanze del quotidiano. Periferie dimenticate, da Dio no, ma dall'uomo sì. Ma è davvero questa la città che vorremmo?
Le foto sono di Salvatore Dessì e Armando Garofalo.
periferia di confine #1

periferia di confine #2

periferia di confine #3

periferia di confine #4

Mandaci le tue foto (formato jpg, dimensione max 2Mb) e le tue generalità all'indirizzo: diaframmi@diaframmi.it. Saranno pubblicate nelle prossime sezioni di "luoghi di confine".

Salvatore Dessì & Armando Garofalo

6 commenti:

gerry rubini ha detto...

ma che bella la nostra città. Mi chiedo cosa potrebbe spingere una famiglia a mettere radici a Castrovillari.....fatemelo sapere.
Sotto a chi tocca.

Anonimo ha detto...

ciao
a tutti, sul tema famiglia a Castrovillari, ho un idea precisa, non solo su Castrovillari, naturalmente, perché un ragazzo non riesce a stare e avere una famiglia in tempi ragionevoli a Castrovillari? Senze scadere nel vittimismo e nel fatalismo edoardesco, ma dando semplicemente la mia fotografia sull'argomento. Prima cosa il tema casa, chi non ce l'ha come fa a comprarsela? Puó accedere ad un mutuo bancario? Ha una busta paga regolare? O é fittizia? Il suo datore di lavoro davvero gli da tutto lo stipendio? Naturalmente sto parlando di una persona che ha un lavoro, quanti non hanno un lavoro a Castrovillari? Quanti hanno un lavoro a tempo determinato? Quante sono ste persone? SI puó verificare all'ufficio di collocamento un dato del genere? O bisogna fare qualche richiesta? ANdiamo da queste persone che lavorano a tempo determianto o a tempo indeterminato o che non lavorano, andiamo da tutti, ascoltiamoli, chiediamo a loro cosa manca, ma chiediamo cose specifiche, entriamo nei dettagli: Se ti ricordi caro armando l'eurispes con la quale spesso hai collaborato aveva pubblicato dei dati molto interessanti, ecco credo che possaimo fare la stessa cosa, ma non su un campione di persone, dobbiamo farlo con tutti, cosi non si avrá una conoscenza di massima della situazione, si avrá in gergo una mappa del processo. I dati, i numeri sono essenziali per stabilire definire e misurare un processo, poi inizia la fase piu importante, l'analisi dei dati, e qui niente sconti ragazzi, giu di brutto.Come si fa ad avviicinarci a tutti? Beh questo é un discorso complesso, tutte le persone hanno uno stile comunicativo, per semplificare diciamo che fondamentalmente ce ne sono di tre tipi, visual auditory and comprhensive, si riconosce facilmente uno stile comunicativo dal verbo che usano le persone nelle loro espressioni, chi introduce un discorso con:" Guarda..." questo é un visual perché rimanda ai sensi della vista" é un soggetto semplice che preferisce letteralmente vedre immagini, come si parla con lui? E' semplice, usiamo anche noi parole che rimandano a quel senso,ad esempio iniziamo il discorso con un bel :" Vedi..." cosa accade facendo questo? la nostra controparte si sentirá subito a casa, avrá fiducia in noi, gli stiamo mandando un messaggio subliminale, qual'é lo step successivo? Beh per il momento va bene cosi, impariamo ad ascoltare gli altri, ora vi ho detto cosa bisogna sscoltare, il verbo, il loro verbo ed usarlo, con la loro stessa velocita espressiva giusto un po rallentata, evitiamo i no e i ma. Benvenuti nel Six Sigma Metodology, vediamo quanto siete curiosi sulle possibilitá che questo puo avere sulla qualitá della vostra comunicazione.
Pace Giovanni
Senior Process Associate
Budapest
Giovanni.Pace@nissan-europe.com

marta ha detto...

compagno gerry... ;-),
è già da un pò che volevo rispondere...
Come sai studio fuori, e quando mi si chiede: "ma tu pensi di tornare giù a lavorare?", sinceramente io rispondo di no. Quindi di sicuro ti posso dire cosa può spingere una persona a non vivere a castrovillari. Ciò che mi allontana è il totale "isolamento" dal resto del mondo, la mancanza di un lavoro soddisfacente, ma sopratutto una mentalità troppo chiusa...
Però d'altro canto penso che forse mi piacerebbe ritornare a Castrovillari, a casa mia, perchè è quella la mia terra. Della mia terra amo il cielo azzurro, l'aria pulita, la calma, i ritmi di vita, la tranquillità. [Penso che mai più di ora il mediterraneo, e Castrovillari come espressione di questa realtà, ha un grande pregio che è quello dell'apprezzare la lentezza. Il mondo si affanna a corre perdendo di vista la vita. Dai noi tutto si muove lentamente, permettendoci di apprezzare le cose essenziali.] Non è per essere retorica, ma penso che se dovessi tornare tornerei perchè a Castrovillari la qualità della vita abbastanza buona (e migliorerebbe se ci fosse un pò più di attività culturale e non solo culturale, insomma se la città fosse più viva...), perchè lì sono le mie origini, e perchè penso che la nostra terra ha bisogno di tutte le nostre forze per poter migliorare.
Non so dove vivrò, ma se dovessi mettere radici a Castrovillari sarebbero questi i motivi... non so se ti ho risposto...spero di averlo fatto almeno in parte.
marta

Anonimo ha detto...

Ciao a tutti,
buongiorno:), leggevo ció che hai scritto "compagna" marta, sul lavoro poco soddisfacente sono pienamente daccordo con te, infatti dipende che tipo di compromesso si é disposti ad accettare con se stessi, se ci si vuole accontentare e vivere tipo a Los Pasos beh, ci sono tutti gli ingredientti per farlo.La lentezze Castrovillarese é buona assaporarla per chi vive lontano come me e te, ma credo che questa lentezza abbia la forma di vere e proprie sabbie mobili.Bonifichiamo l'area. Sul discorso dell'isolamento vorrei farti un milione di domande, per rimanere nel tema famiglia, beh credo che sia il marchio di fabbrica italiano nel mondo. La famiglia. Nessuno ha un senso della famiglia come il nostro.La mafia é un senso estremo di famiglia. Ma io naturalmente apprezzo la semplicitá delle cose. Oddio, nel confronto multiculturale in questi mesi ho dovuto accettare le critiche sul nostro concetto di famiglia, ad ogni modo sono sempre piu convinto che se la famiglia ha un immagine ha le fattezze delle nostre mamme, dei nostri padri, del nostro comune senso dello stare insieme. Come mai secondo te questa forte predisposizione allo stare insieme ci ha portato ad essere cosi isolati? siamo tutti figli di mamma Casrovillari e siamo cosi distanti e isolati tra di noi, troppo. Vivendo all'estero é proprio la famiglia ció che mi manca e l'amicizia, quella come la intendiamo noi, forse con un po troppo di invadenza, scusate per questa immagine che sto dipingendo con il pennello della nostalgia, sono certo che comprendiate. Il mio obbiettivo é ritornare nella mia cittá. Credo che Castrovillari sia una fabbrica di sogni eccezionale, Lucien de Rubempré, sarebbe potuto essere chiunque di noi, ma la sua voglia di discaccarsi dalla realtá in cui era nato gli ha portato a cambiare anche il suo nome a rinnegare la sua famiglia, Lucien Chardon é il suo nome. Il senso dell'infinito, il senso di Dio lo si puo percepire ovunque anche nelle cose piu semplici, ogni uomo ha l'infinito dentro di se, nei suoi gesti, nelle sue espressioni quotidiane, avvolte é bello navigare nel mare dell'infinito chiudendo gli occhi sentendo una leggera brezza sulla pelle, vele ammainate, il tempo scorre lento, e si assapora il gusto di stare in pace con se stessi, ecco tutte queste barchette uniamole, diveniamo una flotta, diventiamo una famiglia per la nostra cittá. Quali sono i vostri sogni? E quali le vostre ambizioni?Io sogno un giorno di poter incontrare Madonna, ma ambisco a diventare manager nel mio settore. Il sogno deve essere qualcosa di infinitamente piu grande di noi, qualcosa per il quale non per forza dobbiamo fare qualcosa, per le ambizioni invece bisogna fare dei sacrifici perché dipende davvero da noi. I sogni sono affidati anche al caso, ma nella nostra cittá ció che non dobbiamo fare é affidarci di nuovo al caso, io sogno che Castrovillari diventi provincia:)ma ambisco ad una vita e lavoro migliori per la nostra comunitá, compreso il messaggio?
Lo so che scuola hai fatto marta, perché una volta ne abbiamo parlato e non dimentico nulla, abbiamo frequentato la stessa,per questo ti capisco:) per questo ti esorto a mettere un pizzico di pragmatismo nei tuoi discorsi cosi come io cerco di lasciare sempre aperta la porta della speranza anche grazie alle tue parole. Ti ho provocato volutamente e sapevo che rispondevi:)
Pace Giovanni

marta ha detto...

Dato che tu sai analizzare le parole, ti invito a rileggere il post che avevo lasciato, perchè era e voleva essere solo una risposta a gerry, non una risposta alla tua provocazione che ho lasciato volutamente cadere. Non ho, infatti, accenato a nessun tema da te trattato. Il fatto che la mia risposta venga cronologicamente dopo la tua è del tutto irrilevante.
marta

Anonimo ha detto...

capisco, infatti mi riferivo al primo post che ho scritto al quale naturalmente mi sembra che hai risposto, ora naturalmente mi sono un po affezionato a citarti nei miei post, e mi sembra normale che leggo e commento ed esprimo la mia opinone su ció che scrivi.Mi fa piacere che hai letto ció che ho scritto, e a parte le provocazioni, vorrei davvero una tua opinione su ció che ho scritto e sulle mie idee. Come vorrei approfondire il discorso sull'isolamento. Senza polemiche. Ti invito a dialogare.